Il Risorgimento invisibile

Introduzione


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   Il catalogo biografico femminile è un modello storiografico antico. Lo possiamo far risalire alle Mulierum virtutes, la raccolta di biografie femminili illustri con la quale  Plutarco contestava il modello di Tucidide, per il quale  il nome di una donna perbene, come la sua persona, doveva  restare chiuso fra le mura domestiche e  la donna migliore era quella di cui meno si parlava fuori della casa, sia per biasimarla che per lodarla. Come ha osservato Gianna Pomata, "l'intento polemico ed egualitario del mostrare la pari dignità dei sessi era (..)  presente originariamente già nel modello plutarcheo, e sembra restare un tratto costante della fisionomia di questo genere" 1.

   Il genere biografico al femminile conosce, in Italia,  un duraturo successo, dalle origini fino agli anni Trenta del Novecento. Se il carattere pedagogico è una delle sue componenti costanti - la vita di una donna particolare viene "mitizzata", proposta come incarnazione di una virtù universale - l'uso del catalogo, peraltro, si presta a  finalizzazioni politico-ideologiche diverse e, spesso, divergenti: si  scrivono cataloghi in versione cattolica, patriottica, emancipazionista. Certo, le vite delle donne illustri, nel periodo oggetto della nostra analisi,  alimentarono ribellioni femminili - come testimoniano le memorie di Enrichetta Caracciolo - e fornirono argomenti ed esempi a coloro che si battevano per i diritti delle donne, come Salvatore Morelli.

   Dopo l'Unità, alla rinvigorita produzione di cataloghi e biografie sulle sante cattoliche si affiancano dizionari biografici patriottici, volti a costruire modelli di identità femminile laica e nazionale, in una contesa che vede Chiesa e Stato in competizione per l'egemonia culturale sulle donne -come hanno sottolineato Ilaria Porciani e  Rosanna De Longis2.  Benché lo stereotipo della madre educatrice si sovrapponga, nei cataloghi ottocenteschi come in quelli del periodo fascista, alle vicende di patriote, filantrope, artiste, letterate, scienziate,  i cataloghi  continuano, al tempo stesso, e non senza contraddizioni, a  testimoniare la presenza, nella storia, di quella "trasgressione eroica", per citare, ancora, Gianna Pomata, che conduce un certo numero di donne a valicare i confini imposti loro da leggi e costumi.

   Per quanto riguarda le donne del Risorgimento meridionale, oggetto della mia ricerca, cataloghi e medaglioni biografici, letti dalle nostre bisnonne  a scopo didattico o di puro intrattenimento (ritratti biografici venivano pubblicati, ad esempio, da molti periodici femminili)  presentano spesso una  donna "virile" (come allora si scriveva), che irrompe nella scena dei conflitti politici e militari, talora in panni maschili, esprimendo un modello che contrasta con quella visione dicotomica e gerarchica della differenza di genere, che segna la cultura dominante dell'Ottocento europeo - dal Code  napoleonico alle teorie positiviste sulla inferiorità biologica femminile.  La donna "eroica", dai tratti spesso androgini, è, invece,  una figura propria dell'immaginario romantico, nel quale anche la rappresentazione dell'uomo - che valorizza la sensibilità e la passione- si discosta dal modello winkelmanniano di una  virilità tutta basata sull'unione di forza e intelletto, muscoli e dominio razionale di sé. E, a mio parere, nonostante l'apparente simmetria, il modello della donna "virile" genera un elemento di dissonanza tra cataloghi biografici maschili e femminili di intonazione patriottica.  Infatti, solo i cataloghi maschili si prestano ad esprimere compiutamente il modello normativo di genere: l'eroe, il grande statista, il padre della patria, il genio letterario, artistico o scientifico,  che, perseguitato dagli oppressivi" governi preunitari, dopo l'Unità trova spazio e onori ai vertici delle istituzioni nazionali. Le figure femminili "illustri", invece, creano note dissonanti rispetto alla rappresentazione codificata della femminilità: vi è un evidente contrasto tra norme e istituzioni che  escludono le donne dall'esercizio delle professioni, dalla vita pubblica, dalla dimensione politica, e le storie di donne che in quegli spazi erano entrate sfidando i divieti e i costumi.

   Nell'Italia repubblicana la tradizione dei cataloghi femminili viene meno.  Forse, dopo la guerra, sancita la parità formale dei diritti uomo-donna non si ritenne opportuno continuare a trattare in sede separata delle donne illustri, che avrebbero dovuto essere accolte, al pari degli uomini, nei dizionari biografici "neutri". Di fatto, con il declino del genere biografico al femminile, molte protagoniste del Risorgimento furono  cancellate dalla memoria collettiva: è il caso della leccese Antonietta De Pace (solo di recente "riscoperta" da  un romanzo biografico, dagli studi di Maria Sofia Corciulo e da un breve profilo di Antonio Spinosa); delle napoletane Giulia ed Enrichetta Caracciolo; di Raffaella Luigia Settembrini Faucitano e delle altre donne che con lei organizzarono, soprattutto dopo il 1848, il sostegno ai prigionieri politici meridionali; di Enrichetta Di Lorenzo,  compagna di Carlo Pisacane e patriota  militante, e di tante altre.

   Il modo in cui nell'età risorgimentale furono costruite le fonti che più spesso vengono utilizzate dagli storici ha certo contribuito a tale rimozione, perché, nei documenti archivistici, la presenza femminile risulta, spesso, come "assorbita" o "compresa" in quella maschile. Penso, ad esempio, al fondo dell'Alta polizia presso l'Archivio di Stato di Napoli. Riguardo al lungo periodo di repressione che seguì il 15 maggio 1848,  solo un modesto numero di fascicoli del fondo è contrassegnato da nomi femminili; ma un numero molto maggiore di fascicoli - contrassegnati da nomi maschili di indagati o condannati - in realtà contiene al proprio interno anche notizie sulle donne che sostenevano e condividevano le loro battaglie: donne che solo un'attenta indagine riesce a "scovare". Un altro esempio: l'accreditato studio di Giuseppe Paladino sul quindici maggio 1848 a Napoli si basa su fonti archivistiche accuratamente vagliate. Quindici  donne risultano essere state uccise in quella terribile giornata. Ma non ve n'è nessuna  tra i feriti. In realtà la fonte da cui è ricavato il numero di feriti si riferisce esclusivamente ad ospedali maschili - la Trinità e i Pellegrini - che non accoglievano donne (le quali venivano portate, se ferite, agli Incurabili)3.

 Né troveremo tracce delle donne del passato nelle memorie e rappresentazioni ufficiali degli apparati istituzionali o accademici, dai quali le donne erano escluse. Le norme giuridiche e culturali imponevano che, anche se forti e influenti, restassero celate dietro il soggetto maschile che le rappresentava sulla scena pubblica. Ma le possiamo incontrare in  altre dimensioni della memoria, nelle testimonianze familiari,   comunitarie, municipali: dalla toponomastica alle lapidi commemorative, dagli elogi funebri agli epistolari, dalle biografie ai diari, copiosamente prodotti dai protagonisti - grandi e piccoli, uomini e donne - del Risorgimento. Memorie "del particolare"  per usare una definizione di Gianna Pomata, che di rado  entrano nella rappresentazione storica della nazione,  più spesso restano nella tradizione, orale e scritta,  di famiglie, di comunità, o di circuiti relazionali e culturali specifici.

   Di fronte ai ritardi e ai vuoti con cui la storia delle donne - e quella dell'età risorgimentale in particolare - deve misurarsi,  la formula del catalogo biografico, arricchita, rispetto al modello originario, di schede relative a forme associative  e  pubblicazioni periodiche, e di un'antologia di scritti, ci è sembrata rivestire una sua utilità rispetto alle domande di informazione storica "di genere" che provengono sia dalle studentesse e dalle giovani ricercatrici, che da un pubblico più ampio.  Abbiamo  utilizzato  fonti di vario tipo: memorie,  lettere,  biografie,  fonti archivistiche e a stampa. Spesso, abbiamo attinto informazioni da  biografie e  cataloghi di impostazione patriottica o emancipazionista, scritti tra secondo Ottocento e periodo fascista, pur  consapevoli delle frequenti manipolazioni operate dai loro autori sulle informazioni biografiche, per adattare la narrazione ad intenti pedagogici o renderla più suggestiva ai fini dell'intrattenimento delle lettrici. Ci è sembrato che, nei casi in cui non disponevamo di fonti meno mediate, di informazioni di cui potessimo accertare origine e modalità di costruzione, valesse la pena di segnalare, comunque, figure femminili  che hanno dato origine ad una tradizione di memoria, donne di cui a lungo si è "narrato",  allo scopo di stimolare ulteriori e più approfondite ricerche.

  Il nostro lavoro si colloca, d'altra parte,  entro la recente riscoperta della biografia collettiva femminile, nell'ambito degli Women's Studies. In Italia, ad esempio,  è stato pubblicato dalla Baldini e Castoldi un dizionario sulle donne lombarde4; a Napoli, Anna Santoro sta lavorando ad un ampio progetto bio-bibliografico  in rete (Dominae). A livello internazionale,  numerose sono le iniziative on line : vedi, tra le tante, la raccolta biografica curata da Danuta Bois Distinguished Women of Past and Present5. Accanto alle biografie, vengono proposti cataloghi della stampa periodica e bibliografie femminili, preziosi strumenti per la ricerca storica di genere6

   La forma dell'ipertesto ci è sembrato si prestasse, più di quella del semplice "elenco" alla nostra aspirazione a ricostruire quello spazio e quella  rete di relazioni e attività entro cui le donne del Sud risorgimentale si rivelarono agenti attivi della storia del loro tempo: da un nome si passa, attraverso i collegamenti ipertestuali,  ad altri nomi, ad attività, a forme associative, a scritture: piuttosto che un astratto individuo-donna, al centro dell'analisi si pongono, in tal modo, relazioni, circuiti sociali, contesti culturali.  La forma dell'ipertesto, d'altra parte, non fa che accentuare - rendere più dinamica, forse - una delle caratteristiche  già presenti nei vecchi cataloghi: l'effetto "panoramico", la capacità di mettere in scena un soggetto femminile collettivo nella molteplicità delle sue espressioni, da quelle che si configurano come interpretazioni "eroiche" della femminilità - infermiere militari, missionarie, fedeli compagne dei condannati politici - a quelle che vedono le donne entrare nei territori tradizionalmente maschili - donne in armi, giornaliste, viaggiatrici.

Laura Guidi                    


1 G.Pomata, Storia particolare e storia universale: in margine ad alcuni manuali di storia delle donne, "Quaderni storici", 74, 1990, p.346.

2 I.Porciani, Il Plutarco femminile in (a cura di) S.Soldani, L'educazione delle donne. Scuole e modelli di vita femminile nell'Italia dell'Ottocento, Milano, F.Angeli, 1989, pp. 265-299;  R. De Longis, Maternità illustri: dalle madri illuministe ai cataloghi ottocenteschi in ( a cura di) M.D'Amelia, Storia della maternità, Roma-Bari, Laterza, 1997, pp.185-207.

3 G. Paladino, Il quindici maggio del 1848 a Napoli, Milano- Roma- Napoli, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1920.

4 Dizionario biografico delle donne lombarde. 598- 1968, Milano,  Baldini e Castoldi, 1995.

5 Consultabile all'indirizzo web www.distinguishedwomen.com

6 Regione Lombardia, Bibliografia dei periodici femminili lombardi. 1786- 1945,  a cura di R.Carrarini e M.Giordano, Milano, Ed. Bibliografica, 1993.