Il Risorgimento invisibile

Profili biografici


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COGNOME

NOME

NASCITA

MORTE

LUOGO DI NASCITA

Thouret

Jeanne Antide 1765          - Sancey le Long

 

filantropa

 

BIOGRAFIA

 

Antide Thouret nacque nel 1765 in Francia, a Sancey le Long.

Nell 1787 entrò a far parte delle Figlie della Carità una congrega femminile fondata da San Vincenzo de' Paoli nella Francia di Luigi XIV e specializzata nelle attività assistenziali e ospedaliere, che pronunziava voti annuali e rinnovabili di castità, povertà e obbedienza. Per cinque anni esercitò la sua attività caritativa vivendo nella casa madre del parigino borgo di San Dionigi, da cui venne espulsa nel 1792. Un altro decreto del governo rivoluzionario, del 1793, decretò lo scioglimento della congrega vincenziana, che si era rifiutata di prestare il giuramento richiesto dalla Costituzione Civile del Clero.

All'inizio dell'età napoleonica, nel 1799, ebbe la possibilità di ricostituire la congrega vincenziana, con denominazione e statuto nuovi. Nacquero così le Suore della carità, la cui regola, redatta nel 1803, prevedeva, oltre ai tre voti comuni alle "Suore" anche quello del servizio spirituale e temporale ai poveri.

Nonostante l'iniziale attrito con il Ministero del Culto francese, che fino al 1805 rifiutò di riconoscere la nuova congrega (solo nel 1807 questa poté essere approvata dall'Arcivescovo di Besançon), Jeanne Antide strinse ben presto stretti legami con i più alti vertici istituzionali.

Nel 1807 venne convocata nel palazzo da Letizia Bonaparte, madre di Napoleone, per il capitolo generale delle principali congreghe filantropiche. La stessa Letizia scelse la denominazione ufficiale della congrega ("Suore della Carità di Besançon") e si fece intermediaria tra le "Suore" e Murat. Quest'ultimo nel 1810 le chiamò a Napoli (dove Jeanne Antide giunse personalmente con otto compagne), a modernizzare gli istituti ospedalieri e caritativi del Mezzogiorno, nell'ambito di una politica che, mentre colpiva il clero claustrale, valorizzava il clero impegnato in attività filantropiche e vedeva nelle "Suore" la possibilità di razionalizzare e modernizzare le istituzioni ospedaliere e assistenziali e di diffondere l'istruzione primaria femminile. A Napoli le Suore della Carità vennero accolte solennemente con una messa celebrata dal vescovo di Napoli Bernardo della Torre, alla quale erano stati invitati i rettori degli stabilimenti di beneficenza napoletani e le superiore dei conservatori cittadini destinati al soccorso e all'educazione delle fanciulle. Venne loro assegnato come residenza l'abolito monastero di Regina Coeli, inserito nel comprensorio dell'Ospedale degli Incurabili, e vennero dotate di 7838 ducati annui -con decreto del 31/X/1811- cui si aggiunsero ben presto sovvenzioni private.

Con Jeanne Antide era anche Marie Joseph Rosalie Thouret, sua nipote e biografa. Un'altra Thouret, col nome di Febronia, sarà a Napoli nel 1854 come direttrice dell'Alunnato che accoglieva le fanciulle abbandonate presso la Real Casa dell'Annuziata di Napoli. Le altre suore che nel 1810 giunsero a Napoli, dopo un viaggio attraverso l'Italia, erano Marianne Barbe Bataillard, Seraphine Alexandrine Guinard, Theresa Pauline Arberj, Claudine Sophie Garcin, Jeanne Françoise Genereuse Caillet e Marie Helène Melanie Bobillier.

La loro attività si svolse sia negli spazi istituzionali -l'ospedale degli Incurabili, l'Albergo dei Poveri, la Real Santa Casa dell'Annunziata, le carceri femminili ecc. - che nelle scuole e nei dispensari aperti presso le case della congrega e nell'attività domiciliare.

Le loro attività si rivolgevano alla cura degli infermi, all'assistenza domiciliare, alla preparazione dei farmaci negli ospedali e nelle infermerie, all'educazione e all'alfabetizzazione delle fanciulle, al recupero delle prostitute e delle carcerate, alla cura dei bambini esposti, ad impartire alle fanciulle un'educazione "mirata", che separava, nelle scuole delle congreghe, le bambine degli strati popolari da quelle di condizione "civile". Intorno a loro si riorganizzò la beneficenza femminile napoletana, che contribuì, insieme allo Stato, a sovvenzionare le attività della congrega.

Nel monastero di Regina Coeli fu aperto anche un noviziato per cinquanta giovinette napoletane, che doveva accogliere aspiranti suore della Carità nel loro periodo di formazione. Questo si popolò solo dal 1815.

Dopo aver collaborato attivamente alla politica assistenziale murattiana, le "Suore" si integrarono nel contesto politico della Restaurazione. Ferdinando I già dal 1816 riconobbe statuti e regole delle "Suore" e il loro ruolo di educazione di fanciulli e fanciulle e di cura, sia ospedaliera che domiciliare, dei malati Ottennero, nel 1819, un'approvazione papale che sottraeva la congrega all'autorità del vescovo di Besançon, per affidarla a quella della superiora generale - all'epoca, Jeanne Antide. I voti da annuali divennero perpetui. La congrega delle "Suore" di Besançon a questo punto si separò da quella di Jeanne Antide, che si chiamò da allora col nome di Figlie della Carità sotto la protezione di San Vincenzo de' Paoli".

Jeanne Antide morì a Napoli nel 1826. Nel 1926 venne proclamata "beata" e nel 1934 santa.

 

BIBLIOGRAFIA

AA.VV., La tradition vivante, Ed. C.I.F., Epinay sur Seine, 1981, pp.4 e 29.

Anonimo, Le Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, s.l., 1845.

Anonimo, La Congrégation des Soeurs de la Charité de Besançon. La Vénnerable Mère Thouret, Ed. Jacques et Demontrond, Besançon 1923.

A. Avitabile, Filantropia e società. Suore e Figlie della Carità a Napoli e nel Mezzogiorno nel xix secolo, tesi di laurea, FII-LF, a.1993-4.

L. Guidi, La "passione governata dalla virtù": benefattrici nella Napoli ottocentesca, in (a cura di) L. Ferrante, M. Palazzi e G. Pomata, Ragnatele di rapporti. Patronage e reti di relazione nella storia delle donne, Torino, Rosenberg & Sellier, 1988, pp.148-165.

C. Malpica, Opere delle suore della carità in Napoli, "Annali civili del Regno delle Due Sicilie", vol. XXXIV (1844).

V .De Ritis, Le figlie e le suore della carità, "Annali civili del Regno delle Due Sicilie", vol. XLVIII (1855).

 

FONTI

A Napoli esiste un Archivio storico delle Figlie della Carità presso la casa della congrega, all'arco Mirelli.

                                                                                                      Laura Guidi